Un excursus storico alla scoperta della Torre di Recale, un monumento di interesse storico e culturale che ha segnato negli anni la vita sociale della comunità.

  • Titolo: Recale tra mito e storia
  • A cura di: Maria Rita Magnotta
  • Copertina: Mariangela Migliaro
  • Coordinamento editoriale: Vincenzo Capuano
  • Editore:  Centro Studi Historia Loci - Associazione Sant’Antuono & le Battuglie di Pastellessa - Corso Umberto I, 62 c/o Chiesa Abbaziale San Martino Vescovo, 81047 - Macerata Campania (CE)
  • Anno di pubblicazione: 2016
  • Formato: 8°, brossura
  • Numero pagine: 40
  • ISBN: 978-88-941030-1-4

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L’anima borbonica di Recale

Le cose più importanti si scoprono sempre un po' per caso o un po' per destino, proprio laddove si ritiene scontato non dover scoprire più nulla. In effetti, la rotta borbonica ha tracciato involontariamente gli sviluppi dello studio di cui pubblichiamo i risultati. L’idea di realizzare una ricerca sistematica per la valorizzazione del patrimonio storico-culturale territoriale nasce dal progetto ideato dall’Assessore alla Cultura Lello Porfidia, intitolato “L'anima borbonica di Recale”. Il progetto prevedeva uno studio a tutto tondo della presenza della famiglia borbonica nel Comune di Recale, includendo anche altri edifici e itinerari di cui tuttora si conservano poche tracce. Pertanto, le indagini sviluppate si sono focalizzate sul complesso definito oggi “Villa Porfidia – Torre di Recale”, di certo la testimonianza più importante della corte borbonica. Prima di addentrarci nell’indagine, un ringraziamento all’amministrazione comunale, al sindaco Patrizia Vestini e all’Assessore alla Cultura Melina Salzillo, per aver finanziato la pubblicazione delle ricerche svolte dai volontari del Servizio Civile – Garanzia Giovani della Regione Campania. Un sentito ringraziamento a Vincenzo Capuano, Associazione Sant’Antuono & le Battuglie di Pastellessa, per aver realizzato pazientemente il coordinamento editoriale. Un grazie ai proprietari di Villa Porfidia e in particolare a Lucia Porfidia per la infinita disponibilità e a tutti coloro che in vario modo hanno partecipato e contribuito allo sviluppo delle ricerche, quali gli amici dell’Associazione ‘Na Chiacchiera. Infine, grazie a Salvatore Borrelli, Antonio Capasso, Pasquale di Carluccio, Roberta Esposito, Ermelinda Iannone, Adriana Lepore, Enzo Martone, Sara Miele, Caterina Noli, Cesare Raucci, che hanno condotto e realizzato l’anima borbonica di Recale, con spirito di gruppo, grande entusiasmo e passione per la conoscenza e la salvaguardia del nostro patrimonio culturale.

§ Le origini del progetto e premesse di metodo

La ricerca oggetto di questo studio è il risultato delle attività svolte in pochi mesi dai volontari del Servizio Civile – Garanzia Giovani. L’opera intende raccogliere i risultati della prima fase di ricerche svolte sul territorio del Comune di Recale e nelle zone limitrofe, senza pretendere di porre un punto conclusivo alle stesse. L’intento della pubblicazione è la diffusione e circolazione di una prima parte di indagine svolta sul campo, consapevoli che c'è tanto ancora da ricercare e da studiare. L’obiettivo delle ricerche è rappresentato dalla tutela e promozione del patrimonio culturale territoriale legato alla corte borbonica casertana. Interessante è stato porre l’attenzione sul mondo borbonico relativo all’area provinciale e in particolare il nesso storico-economico-sociale che ha esercitato sullo sviluppo della storia del Comune di Recale.

L’indagine ha preso le mosse da strumenti di ricerca già in circolazione, quali testi conservati nell’Archivio di Stato di Caserta, documenti provenienti dal Museo Campano di Capua, interviste e seminari sugli argomenti relativi alla ricerca. I volontari hanno seguito i seminari sui profili architettonici svoltisi alla Reggia di Caserta, approfondito lo sviluppo delle vicende dell’acquedotto Carolino grazie al contributo del dott. Ettore Ventrella.

In particolare, ringraziamo il grande contributo del sig. Giuseppe Caporaso, appassionato della storia del territorio casertano, che ha svolto ricerche sul Comune di Recale per circa venti anni. Il gruppo di volontari ha infatti seguito le indicazioni tecniche del sig. Caporaso negli approfondimenti soprattutto su usi e costumi dell’epoca, sui documenti storici e sulle prime mappe catastali, come dimostrano anche le attività svolte sui luoghi storici attraversati dall’acquedotto Carolino, a partire dai ponti romani della Valle di Maddaloni, fino alle condotte nell’area di Sant’Angelo in Formis.

§ Le ricerche svolte sulle tracce borboniche e il contesto storico-sociale locale

Il prezioso contributo dello storico locale Caporaso è stato essenziale per immergerci nel contesto storico-sociale dell’epoca. Questa prima pubblicazione rappresenta solo l’inizio di un lungo percorso di ricerca da sviscerare a tutto tondo. La realtà di Recale si è sempre differenziata dagli altri paesi vicini per una serie di ragioni complesse che richiedono tempo per essere completamente analizzate e portate alla luce. Secondo una visione storico-sociale, la mancata spinta autonomista di Recale è da ricercarsi nel fatto che la quasi totalità delle proprietà immobiliari apparteneva ad un unica famiglia. Dirò brevemente che la definizione amministrativa recalese fu molto tardiva, a differenza degli altri comuni, che presto sentirono il bisogno di darsi un’organizzazione comunale per svincolarsi dall’oppressione dei signorotti locali. Prima di approdare alla realtà settecentesca, va considerata l’evoluzione storica all’interno della comunità recalese prima del 1600. Le origini di Recale risalgono essenzialmente ad una realtà povera e contadina, il cui destino era legato indissolubilmente alla sorte delle proprietà terriere. La visione della persona si dissolveva nella omogeneità monolitica di una concezione feudale, dove il valore dei beni superava quello delle persone, da cui i contadini cercavano di svincolarsi. Si pensi che le organizzazioni comunali limitrofe sono sorte intorno agli inizi del medioevo, come ad esempio Marcianise e Capodrise, e San Nicola la Strada (la cui denominazione risale 1200 circa). Invece la comunità recalese inizia a strutturarsi, contagiata dall’aspirazione alla libertà avviata dai moti insurrezionali delle realtà vicine che travolsero i potenti oppressori, come organizzazione autonoma amministrativa molto dopo, prima del 1700 circa. Ne abbiamo prova storica nel primo registro delle famiglie residenti a Recale è del 1650, considerato il primo documento ufficiale del Comune di Recale. Nel documento sono raccolti i circa 150 “fuochi”, criterio utilizzato per contare i gruppi familiari allargati anche al personale che veniva preso in carico dalla famiglia e che di fatto ne costituiva una parte allargata . Venne costituita per la prima volta la polizia locale, detta Milizia, stanziati a Santa Maria Capua Vetere. Si consideri che la zona sud-est dell’attuale Recale era chiamata “case sparse”, poiché costituita da gruppi di abitazioni e dove esistevano resti di antiche costruzioni (colonne di granito), come testimonia il rudere della chiesetta della pietà costruita su una struttura già esistente, probabilmente su una precedente struttura di origine pagana.

L’economia della comunità si fondava essenzialmente su attività agricola legata ai Gesuiti e alle loro opere, come dimostrano anche le mappe dell’epoca, incentrate su attività prettamente legate al miglio, al grano, alla canapa. Le attività commerciali site nell’attuale piazza Matteotti, dimostrano che tutta la realtà della comunità si concentrava in uno spazio piccolo, concentrandosi soprattutto nell’attuale piazza, dove esisteva la cappella devota a Santa Maria Assunta (di cui oggi resta solo un’effige), i capanni dove si svolgeva la produzione di miglio, una locanda e la zona delle cosiddette “frasche”, dove i contadini potevano sorseggiare il vino appena prodotto.

Grazie alle ricerche condotte presso il Museo Campano da Giuseppe Caporaso oggi sappiamo una piccola parte della vita che si svolgeva presso l’attuale residenza Porfidia, animata dalla Compagnia dei Gesuiti. Lo testimoniano i numerosi riferimenti dell’inventario dei beni presenti presso la struttura, come ad esempio, l’esistenza di una ricchissima biblioteca, documento storico importante, che rappresenta per noi un nuovo filone di ricerca.

Dott.ssa Maria Rita Magnotta

Indice

Introduzione: L’anima borbonica di Recale.
di Maria Rita Magnotta

Capitolo I: La corte borbonica tra Caserta e provincia.
di Antonio Capasso e Pasquale di Carluccio

Capitolo II: L’acquedotto Carolino.
di Enzo Martone

Capitolo III: Dalle tre Torri alla Torre annessa al Palazzo Guevara. Le origini dell’attuale Villa Porfidia.
di Caterina Noli

Capitolo IV: La Torre nel segno della regina Maria Carolina, Anna Maria Suardo, lady Emma Hamilton.
di Ermelinda Iannone

Capitolo V: L’architettura di Palazzo Guevara.
di Adriana Lepore

Capitolo VI: Il giardino impalpabile di lady Emma Hamilton.
di Roberta Esposito e Salvatore Borriello

Bibliografia



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